Sempre più anacronistica, sempre più amata.

La monarchia inglese non sembra accusare alcun calo di popolarità. Merito dell’inossidabile Elisabetta II, che da oltre mezzo secolo indossa la corona con solida autorevolezza, ma anche dei principi William e Harry che con i loro matrimoni hanno portato nuovi colori all’immagine un po’ offuscata della Casa Reale. Perfino la petizione degli antimonarchici, che sul loro sito Republic hanno raccolto firme contro il finanziamento pubblico del matrimonio reale, si è rivelata una campagna ridicola. Appena 32.000 firme: la Repubblica può aspettare.

La cerimonia del matrimonio di Harry e Meghan ha dimostrato proprio questo: la Corona è al sicuro finché è popolare, finché si lascia amare dal suo popolo. La monarchia cambia sì, ma rimane ancorata alla roccia della tradizione.

UNA FIABA MODERNA

E’ proprio questo miscuglio di modernità e tradizione la vera caratteristica del Royal Wedding 2018. Ma per capire le ragioni del successo mediatico del matrimonio reale, forse dobbiamo leggere questa cerimonia come l’ultima pagina di una bellissima fiaba. La protagonista è Meghan, con il suo viaggio tortuoso verso la felicità, versione moderna dell’antico archetipo di Cenerentola: donna di spettacolo, dalle origine meticce, che rischia di perdersi nei rapporti complicati con il padre prima e il marito poi, finché non arriva il principe, che in sella al suo cavallo la rapisce e la porta nel castello.  E’ questo percorso per nulla lineare a fare di Meghan una donna moderna, con luci e ombre. E proprio per questo vicina alla gente, molto più della convenzionale cognata Kate.

GIRL POWER

Dopo giorni di polemiche in cui i tabloid inglesi si sono divertiti a pronosticare la possibile presenza del padre della sposa al matrimonio, Meghan varca la soglia della chiesa da sola. Un’immagine perfettamente in linea con i venti di neo-femminismo che soffiano da un po’ di anni a questa parte e che sostengono l’idea di una donna sempre più indipendente e mascolina. Per fortuna ci pensa il principe Carlo a mitigare un po’ la tristezza dell’immagine, accogliendo la nuora a metà navata e riportando il tutto su toni fiabeschi.

BLACKNESS

Alcuni commentatori inglesi hanno visto nel matrimonio reale una celebrazione della cultura afroamericana. L’hashtag #blackExcellence è stato uno degli argomenti più popolari su Twitter sabato 19 maggio, anche grazie alla massiccia presenza di invitati di pelle nera al matrimonio. Da Serena Williams a Oprah Winfrey, fino al reverendo Michael Curry, esponenti di una blackness di cui anche Meghan porta tracce nel suo DNA. Con il suo sangue misto la bella californiana va a contaminare il sangue blu degli Windsor. La Casa Reale diventa reale. Specchio di una società anglosassone che è ormai multietnica da molti anni.

THE POWER OF LOVE

A rubare la scena a tutti è stato il reverendo Michael Curry. Lo stile oratorio della sua omelia, gonfio di fisicità e di variazioni di tono, è molto lontano dal compassato equilibrio inglese. Lo dimostrano gli sguardi un po’ imbarazzati dei membri della Casa reale durante il suo discorso. Ma le sue parole hanno colto nel segno e perfino la BBC non può che definire la sua omelia captivating sermon. Partendo da un salmo di Salomone, il reverendo fa una lunga disamina sul potere che ha l’amore di sanare, redimere e rigenerare. “Se scoprite l’energia dell’amore, sarà come scoprire il fuoco per la seconda volta nella storia dell’umanità”. Parole che portano un po’ di calore umano nel rigido protocollo della cerimonia.

QUESTIONE DI RUOLI

Forse, da ex attrice, Meghan una cosa l’ha già capita. Vivere significare recitare un ruolo. Tanti ruoli. E quanto più importanti, agli occhi della società, sono i ruoli che rivestiamo, tanto più alto è il rischio di perdersi. E quello che è successo a Diana Spencer. Auguriamo al duca e alla duchessa di Sussex di scoprire prima di tutto se stessi. Per il resto, continuino pure a recitare la parte dei principi felici, che tra l’altro riesce loro benissimo.