Se c’è una costante in tutte le storie degli italiani espatriati è che le ragioni della partenza hanno sempre risvolti più complessi dei motivi dichiarati. Quando chiedo a chi si è trasferito all’estero perché ha lasciato l’Italia, la risposta è sempre “per motivi di lavoro”, oppure “volevo imparare l’inglese”, o ancora “volevo fare un’esperienza all’estero”.

Alla stessa domanda Roberto Gandolfo mi ha risposto: “Mi stava tutto un po’ stretto”.

Dopo la laurea in Lingue, Roberto ha trovato subito un lavoro d’ufficio in Emilia Romagna, non molto lontano dal suo paese d’origine, Castellarano. Ma dopo qualche anno la sensazione di “non aver visto abbastanza” e il desiderio crescente di “provare qualcosa di diverso” lo spingono a partire. Roberto oggi ha 31 anni e dal 2014 vive a Brisbane, in Australia, dove lavora come agente di educazione per un’azienda che organizza soggiorni studio o professionali per stranieri.

Roberto, come mai hai scelto proprio l’Australia?

Nel febbraio del 2014 andai in vacanza negli Stati Uniti con un gruppo di amici. E lì ho visto un altro mondo, completamente diverso dall’Europa. Quell’esperienza mi ha convinto che c’era ancora molto da vedere e che bisognava trascorrere un periodo fuori dall’Italia. Il caso ha voluto che un paio di persone che conoscevo in quel periodo andassero o rientrassero dall’Australia. Sentendo i loro discorsi pieni di entusiasmo mi sono convinto a fare questa scelta, che a molti è sembrata drastica. Rispetto agli Stati Uniti, dove volevo andare inizialmente, ottenere un visto per l’Australia era più semplice.

Lo è tuttora?

Dipende dall’età. Fino ai 30 anni è molto facile. Se hai un passaporto italiano, puoi ottenere un working holiday visa. E’ un visto che costa intorno ai 300 euro e ti permette di rimanere in Australia un anno senza alcun obbligo particolare: puoi viaggiare, studiare, lavorare… Per trasferirmi qui ho richiesto anch’io questo visto.

Hai scelto Brisbane, che non è proprio la città più gettonata da chi si trasferisce in Australia…

L’ho scelta proprio per questo motivo. Visto che non c’erano molti italiani, mi sembrava la città giusta per migliorare l’inglese con più facilità. E poi volevo evitare il freddo: qui il clima è praticamente tropicale, l’inverno non esiste.

Brisbane

 

Ti è piaciuta così tanto, Brisbane, che ci sei rimasto. Come si fa ad ottenere l’estensione del visto?

Se hai un working holiday visa, devi fare almeno 88 giorni di lavoro, che ti consentono di prolungare per un altro anno la permanenza in Australia. Le posizioni disponibili sono soprattutto nelle zone rurali, lontano dalla città, quel genere di occupazioni che di solito viene sintetizzato con “lavoro nelle farm”. Per la maggior parte sono lavori che hanno a che fare con l’agricoltura o l’allevamento. E si possono trovare anche occupazioni particolari, come la raccolta delle perle.

Ci sono state polemiche negli anni scorsi sul lavoro nelle farm. Alcuni stranieri che si sono trasferiti in Australia le hanno descritte come luoghi  di sfruttamento, al limite della legalità. Come è stata la tua esperienza?

Dipende molto dal lavoro che ti capita. Ma tendenzialmente se ti trovi male, hai la possibilità di trovare un altro lavoro. La mia esperienza è stata più che positiva: avevo trovato un annuncio su Facebook di una ragazza italiana che aveva finito il suo periodo di 88 giorni in un villaggio di monaci Hare Krishna e cercava un sostituto. Ho risposto e ho ottenuto il lavoro: i monaci mi davano vitto e alloggio e io lavoravo 5 o 6 ore al giorno. La farm era vicino a un paese che si chiama Murwillumbah, nel New South Wales. Lì svolgevo diverse mansioni: togliere l’erba secca dagli orti, raccogliere frutta, piantare, annaffiare i campi.

 

Immagino sia stata un’esperienza indimenticabile.

Decisamente. Soprattutto dal punto di vista umano. Eravamo in media 20/25 ragazzi provenienti da tutto il mondo e condividevamo una specie di camping. Ho vissuto praticamente in tenda per oltre due mesi. C’era anche la possibilità di fare yoga e meditazione nel tempio gestito dai monaci. Eravamo fuori dal centro urbano, senza una macchina. Nel tempo libero ci godevamo il paesaggio: si passeggiava o si faceva un tuffo in una sorgente d’acqua che era lì vicino.

Dopo un po’ sei tornato alla vita di città, però. Come sei arrivato all’agenzia?

Tramite conoscenze. L’agenzia per cui lavoro attualmente si chiama Mate Education e ha un team internazionale: i capi sono colombiani e ho colleghi francesi e spagnoli. L’azienda nasce come agenzia di consulenza per chi vuole fare un’esperienza all’estero, di studio o professionale, ma non sa come muoversi. A me piace considerare quello che faccio non come un lavoro di vendita, ma di orientamento.

Cosa consiglieresti a chi sta pensando di trasferirsi in Australia?

Sicuramente tenere d’occhio i diversi gruppi Facebook di italiani in Australia, dove si può trovare la risposta ad ogni tipo di domanda. E’ sempre meglio non partire con un’idea forte, del tipo: “Vado in Australia e mi trasferisco là”. E’ meglio prenderla come un tentativo, ottenere un visto e provare, perché non è detto che tutti si trovino bene qui: lo stile di vita è molto diverso da quello europeo.

E anche le leggi sull’immigrazione sono diventate più severe negli ultimi anni…

Decisamente. Il governo australiano sta provando a ridurre il flusso migratorio.  Chi non ha un mestiere da offrire, ha scarse possibilità di rimanere. Sicuramente è importante fare una valutazione delle proprie skills professionali, se si pensa a un trasferimento. Non è una questione di laurea o di educazione, quanto di tipo di professionalità: un idraulico può essere richiesto come o anche più di un architetto. A volte è difficile farsi riconoscere le proprie certificazioni, per cui si deve essere disposti a rimettersi a studiare. Un altro fattore da tenere in considerazione è l’età: dopo i 45 anni in Australia non è possibile ottenere un visto permanente, indipendentemente dalla tua professione.

 

 

Che vantaggi ha chi si rivolge a un’agenzia per trasferirsi in Australia?

La figura dell’agente può essere molto utile a indicare percorsi di studio o corsi professionali per inserirsi nel mondo del lavoro. Molti pensano che rivolgersi a un’agenzia richieda costi extra rispetto al corso, ma non è così. L’agenzia viene pagata dalle scuole che organizzano i corsi attraverso una commissione. La tariffa per lo studente rimane la stessa. Ma usando un’agenzia si ha il vantaggio di avere qualcuno che si occupi anche degli aspetti burocratici: non solo iscrizione e pagamento, ma anche le pratiche per il visto.

Se dovessi mettere sui 2 piatti della bilancia i vantaggi e gli svantaggi del vivere in Australia, cosa nomineresti? 

Il primo vantaggio è sicuramente quello economico: gli stipendi sono mediamente più alti di quelli europei, anche per i lavori più umili. Per il resto posso dirti i vantaggi di vivere in una città come Brisbane, che è completamente diversa da Sidney: tutto è in ordine e pulito, la gente sorride ed è meno stressata. E’ un posto che ti mette serenità. Rispetto all’Italia, in cui vedevo negli ultimi anni pessimismo e stanchezza, qui c’è un atteggiamento positivo nei confronti della vita.

Non hai nominato neanche uno svantaggio…

La distanza da casa può pesare, perché non si riesce a rientrare così facilmente. E poi la cucina. Obbligatorio imparare a cucinare, se ci si vuole vivere in Australia.

Mi pare di capire che non hai nessuna intenzione di rientrare in Italia.

Neanche se mi costringono. Semplicemente, non mi ci vedo in Italia in questo momento.