Ogni viaggio è una scoperta. Se poi il viaggio diventa una sfida con te stesso e con chi ti diceva che non ce l’avresti mai fatta, la scoperta si arricchisce di significati ancora più profondi.
Sandro Rabat, 22 anni ancora da compiere, a quell’avventura ci pensava da un po’. Dopo che nel novembre 2016 aveva avuto modo di passare qualche giorno in Irlanda, aveva capito che in quell’isola ci sarebbe tornato. Il verde, il mare, il sorriso irresistibile degli irlandesi: quei luoghi lo avevano rapito. Stavolta, però, doveva essere un’immersione completa nella natura. Lontano dalle città, dritto nel cuore selvaggio dell’isola.

E così settimana dopo settimana la pazzia inizia a prendere forma: percorrere l’ Irlanda, da Sud a Nord, a bordo di una mountain bike.

Pazzia per gli altri, per lui solo un desiderio irrefrenabile di esplorare un luogo che lo affascinava: “quando ho iniziato a chiedere consigli a ciclisti e a esperti del settore, tutti mi prendevano per matto – ricorda ora sorridendo- in molti hanno cercato di scoraggiarmi”.

Sandro non è un ciclista professionista e nemmeno un grande appassionato delle due ruote: “Ho scelto la bici perché è un mezzo che mi consentiva di risparmiare e al tempo stesso di godermi il paesaggio, di immergermi nella natura in piena libertà”.

 

 

Anche se non è un atleta, Sandro decide di assecondare questo suo desiderio di avventura. Prima compra online il biglietto aereo che da Milano lo porterà in Irlanda. Poi studia un percorso con i luoghi che desidera vedere. Infine prenota una serie di ostelli e cerca di prendere confidenza con la fatica del pedalare. Appena ha del tempo libero, si mette in sella: percorre  Milano- Lecco, Milano- Pavia, Milano- Como.

Il giorno della partenza ha con sé ciò che gli serve: una bici, pochi vestiti, un po’ di cibo preconfenzionato e la sete di avventura.

Il 31 agosto arriva a Cork, a Sud dell’Irlanda e da lì, il giorno successivo, inizia il suo giro dell’isola. Dall’1 all’8 settembre. 711 km in 8 giorni.

“Non ho scelto il percorso rettilineo, che è di 300 km circa – spiega Sandro – mi interessava visitare i luoghi più belli, per cui è stato un percorso a zig zag”.

Ecco le tappe dell’impresa:

– 1 settembre: Cork – Killarney National Park

– 2 settembre: KIllarney – Dingle

– 3 settembre Dingle – Slea Head – Conor Pass – Tralee

– 4 settembre Tralee – Banna Beach – Kilrush

– 5 settembre Kilrush – Aran Island –  Doolin

– 6 settembe Doolin – Galway

– 7 settembre: Galway – Lutty

– 8 settembre Lutty – Westport

 

Se decidi di avventurarti da solo, senza compagni di viaggio, ti prepari all’idea di dover contare soltanto su te stesso.  E invece c’è sempre la solidarietà di uno sconosciuto a stupirti.

“Il primo momento di crisi l’ho avuto al quarto giorno, arrivato a Kilrush. Ero appena sbarcato dal traghetto, che avevo preso per spostarmi da un isolotto a un altro. Prima di mettermi in sella, mi sono fermato a fare delle foto perché c’era un tramonto bellissimo. Appena mi sono rimesso in bici, mi sono reso conto che avevo forato”.

Sandro non aveva mai cambiato una camera d’aria in vita sua. E nonostante avesse visto diversi tutorial su Internet prima di partire e avesse con sé tutto l’occorrente, proprio non riusciva a venirne a capo in quel momento. Decide allora di fermarsi in un pub lì vicino per chiedere una mano. La proprietaria afferra il cellulare e dopo pochi minuti arriva suo figlio, un ciclista esperto, che ripara la gomma della bici e accompagna Sandro in macchina fino all’ostello. Nel frattempo era già notte. “La generosità di questa famiglia mi ha stupito- ricorda Sandro – non hanno voluto neanche un centesimo. La vera bellezza dell’Irlanda è nel sorriso della gente: ho trovato una gentilezza e un’umanità che a Milano non trovo”.

 

 

In un viaggio così, non mancano i momenti in cui il corpo si ribella: un’infiammazione al tendine ha rallentato un po’ la marcia di Sandro,  per non parlare di un principio di polmonite, causato dalla pioggia fredda che ti penetra nelle ossa.  “Ma ci sono attimi che ti ripagano della fatica e del dolore- spiega Sandro –  Arrivato alle penisola di Dingle ho deciso di allungare di circa 40 km  fino a Dunquin, dove sapevo che avrei trovato un panorama bellissimo. Ero un po’ deluso perché c’era molta nebbia quel giorno. Poi però la nebbia si è spostata e lì ho avuto un momento di gioia profonda: ero di fronte all’oceano. Da solo”.

 

Dall’enfasi con cui Sandro parla del suo viaggio, si capisce che ha avuto per lui un valore più profondo della semplice impresa fisica. Abbandonare la routine milanese, spegnere i rumori, ricongiungersi per pochi giorni con la forza misteriosa della natura. E’ questo che Sandro cercava in Irlanda.

L’esperienza irlandese ha trovato ampio spazio sulla pagina Facebook di Sandro, che si chiama “Controvento”. Perchè lui si sente un po’ così, fuori dagli schemi, deciso a pedalare in direzione contraria rispetto ai percorsi di una società che non riesce a comprendere.

E anche se insiste nel dire che “il significato del viaggio è il viaggio stesso”, una lezione di vita, almeno una, Sandro sembra averla portata a casa:  quando il cuore comanda, al cervello non resta che obbedire.