Ho appena preso posto sull’aereo che da Londra mi porterà in Puglia. Attorno a me solo visi pallidi, occhi chiari, capelli biondi. Cerco disperatamente una faccia scura che mi ricordi le mie origini salentine, ma niente da fare. La paranoia si fa strada: sono sul volo giusto? Non sarò su un aereo diretto a Dublino o a Edinburgo?

Al pilota automatico della paranoia risponde seccata la voce della ragione: “Ti hanno controllato il boarding pass già 3 volte, cretino”.

Welcome aboard flight 5555 to Bari. Le parole dello speaker mi tranquillizzano. E un’altra conferma della mia destinazione arriva da un dialogo alle mie spalle.

“Daddy, where are we going again?” – chiede un bimbo al padre.

“Brindìsi, honey” – risponde distrattamente il padre.

“Brindìsi, Brindìsi, Brindìsi” – inizia a ripetere ossessivamente e con l’accento sbagliato il piccolo, per il quale evidentemente Brindisi è una meta esotica dal suono buffo.

Vorrei voltarmi e insegnare a padre e figlio la pronuncia corretta. Mi calmo.

L’aereo ha già preso quota quando un ragazzo seduto davanti a me, ma nella fila opposta, si toglie scarpe e calzini, si alza e si dirige verso il bagno. Scalzo. Cerco di scacciare il disgusto focalizzando l’attenzione sugli altri passeggeri. Ma come sono vestiti tutti quanti? T shirt, bermuda, infradito, pagliette, occhiali da sole. E’ già estate? Non ancora. E’ l’ultimo weekend di maggio, che per gli inglesi è bank holiday. Vuol dire che lunedì è festa e chi può, approfitta per una mini vacanza.

Mi pare di capire che la vacanza per gli inglesi cominci già in aeroporto: sono pronti per la spiaggia prima ancora di aver fatto i controlli di sicurezza. L’abbigliamento del turista inglese deve essere comodo, casual, libero. In una parola impresentabile. L’abito fa il monaco, eccome. Per sentirsi in ferie bisogna vestire panni diversi. Ma un po’ di stile, no? – mi chiedo, mentre sancisco compiaciuto la superiorità dell’ Italian style.

Intanto due membri dell’equipaggio passano con un carrello strapieno di drink e snack. Attiro la loro attenzione e compro una bottiglia d’acqua. Una coppia di fidanzati che siedono accanto a me ordina due pacchi di Pringles e due bicchieri di vino. Cerco di sorvolare sull’abbinamento e mi accorgo che molti intorno a me stanno bevendo alcolici. Mi viene in mente una mia ex collega a cui il lunedì mattina chiedevo sempre “How was your weekend? What did you do?”. E lei puntualmente mi rispondeva: “I got drunk”. Ecco, la vacanza per gli inglesi è come un lungo weekend, dove si può bere tutto il giorno, tutti i giorni. Obiettivo getting drunk (ubriacarsi), e per i più audaci getting wasted (sfasciarsi) .

Al netto delle esagerazioni, l’alcol è un elemento imprescindibile per gli inglesi. Marca la cesura tra gli obblighi del lavoro e l’agognato tempo del cazzeggio. A voler essere cattivi si potrebbe anche dire che hanno bisogno di buttare giù qualche bicchiere prima di diventare socievoli, anche solo un filo socievoli.

Ma tu non sei cattivo, vero Micky? Ami gli inglesi e il loro lifestyle. Chiudo gli occhi cercando di ripetermi queste parole come training autogeno. Mi addormento. Mi sveglia la voce dello speaker.

“Ladies and gentlemen, welcome to Bari”.

I’m finally home.

 

Michelangelo Nigro