Sono stato invitato a una festa di compleanno da un amico inglese. Un tipico house party in stile londinese: poco cibo, tanto alcol. Non passano molti minuti che ho già bisogno di svuotare la vescica.

Davanti al bagno c’è un signore sulla cinquantina che aspetta il suo turno. Facciamo due chiacchiere per mascherare l’imbarazzo, il solito small talk. Poi finalmente il bagno si libera. L’uomo fa per entrare, ma si ferma sulla soglia pietrificato. Si gira verso di me e mi annuncia con terrore: “I can’t get in. There is a spider in there”. Do un’occhiata all’interno e vedo che sul muro, appena al di sopra del water, c’è un bel ragno nero, 100% british, grande e disgustoso come solo i ragni inglesi sanno essere. Mi tolgo la scarpa, mi avvicino come un ninja e con un colpo secco uccido l’ospite indesiderato. Mi volto verso l’uomo sorridendo ma lui mi guarda con occhi di fuoco: “I can’t believe you just did that. This is murder”.

Stupito dalla reazione poco british, decido di ignorare i risvolti etici della vicenda (l’alcol in circolo aiuta in questi casi) e mi limito a dire: “Are you going to use the toilet or shall I go first?”. Lui si chiude pesantemente la porta alle spalle e favorisce la natura.

L’amore degli inglesi per gli animali è smisurato. Se c’è una gerarchia tra gli esseri viventi, per i nostri amici britannici gli animali vengono prima degli uomini. Ma molto prima. Sicuramente il mio toilet friend appartiene alla categoria di quegli animalisti sfrenati per cui tutto ciò che si muove e ha un minimo sistema nervoso va trattato con rispetto e cordialità. Se poi il discorso si sposta agli animali domestici, i cosiddetti pet, il rispetto diventa venerazione, se non idolatria. Cani e gatti sono coccolati, viziati, serviti con reverenza. Sono loro i veri padroni delle case inglesi.

Una mia amica mi ha recentemente raccontato di aver incontrato in un parco di Londra una coppia che portava a spasso il suo piccolo in una carrozzina. Il passeggino era perfettamente equipaggiato : pannolini, cibo, acqua, etc… La mamma guardava con orgoglio il pargolo e gli rivolgeva parole d’amore, con enfasi e caloroso affetto. Quando la mia amica si è avvicinata alla coppia per superarla, si è accorta che nel passeggino non c’era un bimbo, ma un cane di piccola taglia che si godeva la comoda passeggiata, avvolto in un delizioso vestitino rosso.

Mi è capitato recentemente di avere a che fare con uno dei nostri amici a  quattro zampe anche durante un colloquio di lavoro. Appena entrato in ufficio, mi hanno fatto accomodare e dopo pochi minuti ho sentito un rumore di passi misto al suono di un campanellino. Il capo è entrato e stringendomi la mano mi ha detto: “I hope you don’t mind. She is around here quite often”, facendo un cenno verso un bellissimo cane che con aria da padrona si era già sistemata al centro della stanza e mi osservava con grande interesse.

E che dire della mia collega inglese che a pochi giorni dal Santo Natale era entrata in crisi, perchè aveva comprato regali per tutti, parenti e amici, ma non sapeva ancora cosa regalare al suo cane e si sentiva in colpa per questo?

Lo spirito francescano non abita in me per niente, questo è vero. Non riesco a dire fratello cane o sorella colomba. Ma ammiro chi si prende cura degli animali. E’ spesso segno di nobiltà d’animo. Trovo però che a volte, in Inghilterra come in ogni altro posto del mondo, questa cura rasenti il ridicolo. Quando il cane o il gatto diventano oggetti sui cui riversiamo le nostre frustrazioni o le nostre carenze d’affetto, la cura può trasformarsi in ossessione. I single e le single con animali a carico, hanno spesso questa caratteristica. E poi li senti dire: “Il mio cane non mi tradirebbe mai. E’ il più fedele al mondo”. Quanta responsabilità, povero cucciolo. Preferisco i single e le single che usano il loro cane per rimorchiare. Perché se nessuno vi si fila per strada o in un luogo pubblico in Inghilterra, state certi che se avete un cane la vostra vita sociale cambierà all’istante. Il cane è un icebreaker infallibile e anche i sociopatici più incalliti non resisteranno alla tentazione di fare due chiacchiere col vostro cane.

Sarebbe bello però che che questi animi nobili che amano gli animali in maniera incondizionata, riservassero un minimo dello stesso amore anche per i loro poveri simili. Un sorriso in più, un gesto di cavalleria, un semplice grazie. Cose che ci rendono umani, insomma. Ce lo direbbe anche Gesù Cristo, se tornasse a visitare questo mondo così arrabbiato. Il suo motto lo ripeterebbe ancora, ma in una versione aggiornata: “Ama il prossimo tuo come il tuo cane”.

 

Michelangelo Nigro